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Brachialgia: Sintomi e trattamento

Brachialgia: Sintomi e trattamento

  • 2 February 2021
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Per brachialgia si intende una situazione di dolore, intorpidimento sensoriale, debolezza muscolare nell’area dell’arto superiore che può coinvolgere anche la zona cervicale (spesso ci si imbatte in definizioni similari come cervicobrachialgia o cervicalgia). Il significato letterale del termine, di derivazione greca, è dolore al braccio; per cui, più che di una definizione di una condizione patologica, si tratta di un sintomo. Solitamente la brachialgia è associata ad una situazione di sofferenza del plesso brachiale, che può essere dovuta a motivi diversi.

Il plesso brachiale è un agglomerato di fibre nervose che, dal midollo spinale fuoriescono tramite i forami intervertebrali per raggiungere la zona cervicale ed aree dell’arto superiore in generale. Come la più conosciuta “sciatalgia” che, invece, interessa la zona lombare della colonna e gli arti inferiori, può presentarsi con un’insorgenza improvvisa con sintomi molto intensi o con una graduale presentazione con sintomi che si rendono più evidenti nel tempo.

Plesso brachiale
Anatomia del plesso brachiale

Brachialgia: sintomi

 Nella brachialgia i sintomi possono essere diversi a livello di intensità e caratteristiche; anche le aree di localizzazione possono variare sulla base delle diverse fibre nervose coinvolte. Si parla indistintamente di brachialgia spalla, ad esempio, sia quando le sensazioni riferite dal paziente riguardano prevalentemente il braccio, l’avambraccio, la mano. Più comunemente, però, viene interessato un solo emilato. Possiamo anche avere situazioni di brachialgia bilaterale, che sono, però, meno comuni.  

In linea di massima, tuttavia, alla definizione di brachialgia possiamo ricondurre diversi aspetti:

  • Dolore intenso, spesso nella forma di bruciore associato a scosse che può enfatizzarsi durante la notte (si può parlare di brachialgia notturna)
  • Senso di intorpidimento, parestesie (formicolii)
  • Ipoestesia, ovvero una ridotta sensibilità; questa si può tradurre in una ridotta percezione degli stimoli tattili e una ridotta capacità di discriminare le caratteristiche di un oggetto con cui si viene a contatto
  • Debolezza muscolare degli arti superiori e, talvolta, riflessi osteotendinei (ROT) iperevocabili.

I punti elencati sintetizzano le conseguenze di una problematica da ricercare nelle radici nervose. Le aree di localizzazione del sintomo possono variare sulla base della radice nervosa coinvolta; le descriviamo in modo sintetico: in caso di interessamento delle radici nervose della quinta o della sesta vertebra cervicale, avremo sintomi prevalenti nella zona di collo, spalla e scapola con irradiazione sulla parte laterale del braccio e in alcuni casi sino al pollice. Il coinvolgimento delle radici poste al di sopra della settima vertebra cervicale e tra questa e la prima vertebra toracica comporta sintomi più evidenti nella parte mediale del braccio, che talvolta arrivano sino al quarto e quinto dito. Nel caso, invece, sia interessata la radice nervosa della prima vertebra toracica, i sintomi risulteranno più evidenti a carico della parte anteriore del braccio e della zona interna dell’avambraccio.


Brachialgia: cause

Quando parliamo delle cause di brachialga dobbiamo pensare al quadro eterogeneo che possiamo riscontrare nella descrizione dei sintomi. La brachialgia è spesso associata alla vera e propria compressione di una radice nervosa, ma possiamo individuare molteplici cause:

  • Cause tossiche: come ad esempio il diabete e la gotta
  • Meccanismi lesivi: ad esempio, una neuropatia compressiva in caso di immobilizzazione prolungata in una posizione innaturale che può riprodursi in un danno del nervo; un fattore causale può essere anche l’uso di tutori molto stretti.
  • Sintomi secondari: cause di brachialgia possono essere anche una situazione di degenerazione osteoarticolare a livello costale o delle vertebre cervicali, prolasso discale a diversi livelli vertebrali, nonché tumori, infezioni delle meningi spinali (le guaine di tessuto connettivo che avvolgono il midollo spinale). In questi casi può esserci una compressione sulla radice nervosa a partire dalla colonna vertebrale, con associato interessamento dell’area prettamente cervicale (possiamo parlare di cervicobrachialgia). Ma il fenomeno compressivo può anche verificarsi a livello del dotto toracico, nella cosiddetta “Sindrome dello stretto toracico” (o TOS, Thoracic Outlet Syndrome). Infatti, a questo livello il plesso brachiale decorre insieme ad arteria e vena succlavia. Anomalie congenite o lesioni dovute ad incidenti o all’attività del bodybuilding (un incremento importante del volume di alcuni muscoli cervicali può ridurre lo spazio di passaggio del fascio vascolo-nervoso), nonché situazioni di obesità possono creare i presupposti per questa condizione.
  • Diffusione di un’infiammazione dai tessuti adiacenti alle radici nervose: può accadere nella borsite subacromiale (quadro infiammatorio a carico della borsa sottosierosa che si colloca sopra la testa dell’omero), in un’infiammazione dell’articolazione di spalla, nella fibrotizzazione di un muscolo che si estende al tessuto nervoso (spesso a partire da muscoli rotatori della spalla, in particolare sovraspinoso ed infraspinoso).

Diviene, per cui, importante stabilire la causa primaria della brachialgia con una corretta diagnosi di competenza medica, in primo luogo per escludere condizioni patologiche gravi. Nell’ambito dell’esame obiettivo si può utilizzare il test di Spurling: il collo viene esteso ed inclinato verso il lato dolente; l’esaminatore pone una spinta rivolta verso il basso sul capo del paziente per indagare l’eventuale presenza di compressione nervosa. Un’altra batteria di test clinici che possono essere utilizzati per indagare eventuale presenza di compressione periferica è rappresentata dagli “Upper Limb Tension Tests” (ULTTs) che prevedono movimenti diversi sulla base delle fibre nervose da sottoporre a valutazione. Infine, può essere utile anche il cosiddetto “Shoulder Abduction Relief Test”, che permette di supporre la presenza di compressione in caso di sollievo dal dolore indotto da un movimento di abduzione della spalla e sollevamento del braccio sopra la testa.  

Spesso non c’è bisogno di indagini speciali, in quanto i sintomi possono regredire spontaneamente con il tempo; non abbiamo, tuttavia, certezza dei tempi con cui questo avverrà, a dimostrazione delle tante differenze che possiamo riscontrare di situazione in situazione. A livello strumentale si può utilizzare la radiografia. Questa può evidenziare dei cambiamenti degenerativi che possono essere correlati ai sintomi che il paziente riferisce. Non abbiamo però sempre certezza di questa relazione causale. Infatti, quadri di spondilosi, ovvero genericamente danni da usura della colonna vertebrale, sono comuni anche in soggetti asintomatici; allo stesso modo, la ridotta altezza del disco e la formazione di osteofiti (calcificazioni che l’organismo crea per sopperire alle degenerazioni e stabilizzare la colonna vertebrale) si riscontrano spesso nelle persone di età superiore ai 40 anni. D’altra parte, però, la radiografia può evidenziare la presenza di un’importante anterolistesi (scivolamento anteriore di una vertebra rispetto all’altra) o l’erosione ossea dovuta a presenza di infezioni o tumori.

La risonanza magnetica (MRI) può definire la condizione dei dischi intervertebrali, che non possono essere analizzati tramite l’uso di raggi X e rappresenta un’indagine di secondo livello nel caso si ritenesse opportuno un ulteriore approfondimento; l’elettromiografia (EMG) può valutare l’efficacia di conduzione del nervo ed il livello di risposta muscolare. Rischia, però, di non essere di aiuto perché non si è sempre in grado di discriminare i siti di compressione che determinano un’alterazione della conduzione nervosa. Ad esempio, diventa difficile discriminare una compressione a livello cervicale rispetto ad una compressione nella zona del polso, come può avvenire nella sindrome del tunnel carpale. In generale, dunque, si hanno a disposizione più mezzi diagnostici di cui ci si avvale in diversa misura sulla base di quanto ritenuto opportuno.


Terapia brachialgia: quale scegliere?

 Il trattamento della brachialgia va orientato sulla base della complessità della situazione e della sua eziologia. In caso di presenza di un’importante patologia strutturale si può prediligere un trattamento chirurgico. Tenendo sempre conto delle divergenze dei sintomi di caso in caso, su decisione del medico competente, possono essere utilizzati farmaci analgesici o terapie infiltrative su base steroidea nel periodo acuto, soprattutto in quelle circostanze in cui il dolore risulti troppo forte per permettere altri tipi di approccio. Discreta efficacia è stata riscontrata anche nell’uso di alcuni integratori specifici per il sistema nervoso.

Nel trattamento conservativo la fisioterapia può essere di aiuto; rispetto all’uso di terapie strumentali come la TENS (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation) finalizzate alla gestione del dolore, è preferibile un approccio multimodale, in cui si associa la terapia manuale (che può aiutare nella riduzione dei sintomi soprattutto a breve termine) ad esercizi attivi in generale che possono essere di diverso tipo ed avere diverse finalità. In linea di massima, la brachialgia ha prognosi favorevole; i sintomi ad essa associati tendono a migliorare spontaneamente entro periodi di tempo che possono, però, essere molto diversi da persona a persona.

brachialgia cura
Nel trattamento conservativo della brachialgia la fisioterapia può essere d’aiuto.

Brachialgia: esercizi

Gli esercizi attivi per la brachialgia che si possono utilizzare per lenire i sintomi vanno valutati e proposti sulla base della condizione clinica e delle caratteristiche generali del paziente. Possono essere utili esercizi di allungamento dei muscoli del collo e dell’arto superiore in generale. Si possono associare movimenti di inclinazione e scivolamento cervicale a specifici movimenti di spalla, braccio, polso e mano per detendere le aree di passaggio delle fibre nervose (possiamo parlare di esercizi di neurodinamica). Tenendo sempre conto dell’intensità del dolore e della sua irradiazione lungo il braccio, si possono introdurre alcuni esercizi di rinforzo blando valutati opportunamente dal fisioterapista. Le attenzioni nella proposizione di questi esercizi possono essere modulate sulla base delle zone che presentano una maggiore compromissione a livello sensoriale e motorio.

Man mano che si procede verso una regressione dei sintomi, si può poi lavorare con esercizi funzionali ad intensità più alta, che possono essere orientati anche sulla base dello stile di vita generale, del tipo di lavoro svolto, del tipo di sport praticato. È, dunque, opportuno rivolgersi ad un fisioterapista competente e specializzato che possa definire un percorso costante e con la giusta dose di progressioni negli esercizi per favorire un miglioramento dei sintomi anche a lungo termine.


Brachialgia bilaterale: devo preoccuparmi?

La brachialgia bilaterale è poco comune ed è da ricondurre alle stesse possibilità causali descritte in precedenza, e più frequentemente ai meccanismi degenerativi a carico del rachide. Ad esempio, la presenza di neoformazioni ossee, chiamate osteofiti, può essere responsabile di una compressione bilaterale con sintomi irradiati ad entrambi gli arti. Non può confondersi con una situazione più grave come potrebbe essere, ad esempio, una compressione del midollo spinale, in quanto una situazione di questo tipo comporterebbe sintomi di intorpidimento sensoriale, bruciore e debolezza muscolare anche a carico degli arti inferiori.


Conclusioni

Per concludere, possiamo ribadire che con il termine brachialgia intendiamo condizioni che possono essere diverse per caratteristiche generali e per cause. Diventa, di conseguenza, importante escludere patologie gravi ed elaborare un piano terapeutico personalizzato che possa adeguatamente accompagnare il processo di regressione dei sintomi ed il consolidamento, in un secondo momento, di un buono stato di salute generale.


Fonti

Boyles R, Toy P, Mellon J Jr, Hayes M, Hammer B. Effectiveness of manual physical therapy in the treatment of cervical radiculopathy: a systematic reviewJ Man Manip Ther. 2011;19(3):135-142.

Liang L, Cui X, Feng M, Zhou S, Yin X, He F, Sun K, Yin H, Xie R, Zhang D, Zhou Y, Wu Y, Tan G, Wang Z, Wang X, Zhang J, Zhu L, Yu J, Wei X. The effectiveness of exercise on cervical radiculopathy: A protocol for systematic review and meta-analysis. Medicine (Baltimore). 2019 Aug;98(35):e16975.


Dott. Davide Marzoli

Dott. Davide Marzoli

Davide Marzoli è un fisioterapista specializzato del settore muscoloscheletrico.

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