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Onde d’urto spina calcaneare: funzionano?

Onde d’urto spina calcaneare: funzionano?

  • 21 January 2021
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Hai scoperto di avere una spina calcaneare al piede e non riesci a camminare per il dolore? Probabilmente ti è stato detto che l’unica soluzione per risolvere il problema sia l’intervento chirurgico oppure effettuare delle terapie con le “Onde d’urto” e sei preoccupato perché hai sentito dire che è un trattamento molto doloroso e soprattutto costoso… ma è davvero l’unica soluzione efficace? Innanzitutto, cerchiamo insieme di capire cosa sia la spina calcaneare, qual è la sua relazione con la famosa “fascite plantare”, quali sono le modalità di trattamento più comuni e come un fisioterapista specializzato può aiutarti nella gestione dei sintomi.


Cos’è la spina calcaneare?

Il nome potrebbe trarre in inganno in quanto, nell’immaginario comune si potrebbe pensare di avere una “spina sotto il piede”, altre volte, invece, viene descritta come un “chiodo”. In realtà, la spina calcaneare è un termine che viene utilizzato per descrivere una crescita ossea anormale (per accumulo di calcio) a livello del tallone (più precisamente nel calcagno, nel punto in cui si inserisce la fascia plantare) che col passare del tempo assume la forma di una spina (da cui deriva il nome).

La spina calcaneare spesso viene utilizzata come sinonimo dello “sperone calcaneare”: l’unica differenza tra i due è che quest’ultimo, anziché localizzarsi a di sotto del tallone, si trova nella parte posteriore del calcagno.

Esistono due tipologie di spina calcaneare:

  • La spina calcaneare di tipo A è rivolta superiormente rispetto l’inserzione della fascia plantare a livello del calcagno.
  • La spina calcaneare di tipo B si estende verso l’interno della fascia plantare, in avanti rispetto l’inserimento di quest’ultima sul calcagno.

 Ma quali sono i motivi per cui questo accade? E soprattutto chi ne soffre maggiormente?

Le cause non sono ben conosciute, si è visto però come vi siano delle correlazioni con l’obesità, periodi prolungati durante la stazione eretta, riduzione della flessione dorsale di caviglia (ossia il movimento che ci permette di portare in su il piede), pronazione del piede.

Essa si presenta soprattutto nei soggetti anziani, soggetti sedentari o soggetti sportivi che praticano la corsa su superfici dure.

Tra i sintomi spesso riportati dal paziente vi sono dolore al tallone soprattutto al mattino dopo i primi passi, dopo periodo di inattività o dopo intense attività prolungate come il cammino o la corsa.

La causa del dolore al tallone è data davvero dalla presenza della spina calcaneare? Dalla letteratura scientifica sappiamo che la spina calcaneare è associata al dolore al tallone per il 50% dei casi, ma una percentuale di soggetti compresa tra il 20% e il 30% è completamente asintomatica, ossia non ha alcun sintomo, pur avendo una spina calcaneare visibile alle indagini diagnostiche! Bisogna sottolineare a tal proposito come le immagini non mostrano il tuo dolore, né tantomeno l’intensità, per cui non è sempre possibile affermare che ciò che vediamo spieghi ciò che sentiamo. Al contrario, queste risultano strettamente necessarie qualora vi siano dei “campanelli d’allarme” che possano far pensare a condizioni più gravi (come la presenza di una frattura) che il fisioterapista specializzato può sospettare durante la conversazione con il paziente ed eventualmente grazie  all’utilizzo di determinati test specifici che effettua durante la visita.

sperone-osseo
Spina calcaneare di tipo B alla radiografia.

C’è relazione tra fascite plantare e spina calcaneare?

C’è relazione tra fascite plantare e spina calcaneare? Prima di rispondere a questa domanda capiamo bene cosa si intende per fascite plantare o per meglio dire fasciopatia plantare. Innanzitutto, con questo termine si intende un dolore a livello del tallone che puo’ estendersi lungo tutta la regione plantare (dove troviamo la fascia plantare) soprattutto durante le attività in carico. Il termine “fascite” è quello più comunemente utilizzato tra i professionisti sanitari perché in passato si pensava ci fosse una infiammazione alla base dei sintomi, in realtà ad oggi sappiamo che, più che un processo infiammatorio, è presente un processo degenerativo.

La spina calcaneare è presente tra il 40% e l’80 % dei soggetti con fascite plantare, per cui si è ipotizzato che, probabilmente, la formazione della spina calcaneare fosse dato da un eccessivo stress ed una eccessiva trazione a livello della fascia plantare o dei muscoli intrinseci del piede. Inoltre, visto che entrambe le condizioni condividono molti fattori di rischio, è probabile che ci sia questa correlazione.

Ti sarà capitato, leggendo i risultati della risonanza, come la presenza della spina calcaneare sia spesso associata ad un “ispessimento della fascia plantare” e /o una “raccolta di liquido”… non è il caso di allarmarsi! Sono dei semplici adattamenti che le varie strutture del piede hanno messo in atto per proteggere da ulteriori danni.

Quali sono le modalità di trattamento più utilizzate per il trattamento della spina calcaneare? Parliamo innanzitutto delle più comuni: le Onde d’urto e gli Ultrasuoni. Per quanto riguarda questi ultimi, non ci sono evidenze di elevata qualità che ne possano dimostrare l’efficacia.


Le onde d’urto servono davvero per la spina calcaneare?

Quando chiedo ai miei pazienti cosa sanno in merito alle Onde d’urto e come queste possano risolvere il loro disturbo, molti pensano che sia una sorta di “trapano” (come lo strumento usato dai muratori), utilizzato a livello del tallone per poter eliminare questa “spina calcaneare” che tanto procura la classica “tallonite”.  È realmente così?

Partiamo col descrivere cosa siano effettivamente le “Onde d’urto”.

Le Onde d’urto sono delle onde acustiche che svolgono un’azione meccanica sul tessuto bersaglio, promuovendo una rigenerazione tissutale ed inducendo effetti antinfiammatori. Esse possono essere di tipo focale (utilizzate dai medici) oppure di tipo radiale (utilizzate dai fisioterapisti) e vengono utilizzate per il trattamento di numerose condizioni muscolo-scheletriche (tendinopatia calcifica della spalla, tendinopatia achillea, artrosi di ginocchio, fascite plantare, ecc). 

Alcuni studi ci dicono come in realtà, le Onde d’urto non vadano a determinare la frammentazione dello spina o dello sperone calcaneare nè una riduzione significativa delle dimensioni di quest’ultima/o ma, è stato mostrato come vi sia un’efficacia della terapia con Onde d’urto nelle riduzione del dolore e nel miglioramento della funzionalità nel breve termine (3 mesi), soprattutto se queste vengono abbinate a corticosteroidi.

È necessario rivolgersi ad un fisioterapista specializzato, in quanto quest’ultimo utilizzerà tecniche di terapia manuale che si basano sull’allungamento della fascia plantare e dei muscoli del polpaccio, varie tecniche di manipolazione / mobilizzazione  a livello del complesso piede/caviglia ed assegnerà degli esercizi per poter rinforzare la muscolatura del piede, per far si che il dolore possa essere gestito nel migliore dei modi e tu possa tornare a svolgere le principali attività di vita quotidiana  e/o sportiva senza particolari problemi. Il fisioterapista specializzato inoltre saprà darti delle indicazioni su come modificare determinati fattori provocativi e su come evitare che il dolore possa tornare ad essere invalidante per la tua vita!


Conclusione

Ritornando alla nostra domanda iniziale, in conclusione possiamo affermare che, la cura tramite le Onde d’urto migliora i sintomi nel breve periodo, piuttosto risulta essenziale rivolgersi ad un fisioterapista specializzato per iniziare un trattamento conservativo che risulterà meno costoso e molto meno doloroso rispetto alla terapia con le Onde d’urto ed inoltre potrà garantire risultati ottimali anche nel corso del tempo.


Bibliografia


Dott.ssa Jessica Cammareri

Dott.ssa Jessica Cammareri

Fisioterapista, OMPT. Specializzata nella gestione dei disturbi muscolo-scheletrici. Ha conseguito il titolo OMPT (Orthopaedic Manipulative Physical Therapist) frequentando il Master in Terapia Manuale applicata alla Fisioterapia presso l’Università di Roma Tor Vergata. Svolge attività in libera professione a Palermo presso MET-Studio di Fisioterapia e Marsala (TP) presso lo Studio Cammareri.

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