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Spondiloartrosi: sintomi e trattamento riabilitativo

Spondiloartrosi: sintomi e trattamento riabilitativo

  • 24 February 2021
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La spondiloartrosi, detta anche spondilodiscoartrosi, indica la presenza di artrosi nelle vertebre. L’artrosi è, per definizione, un processo patologico degenerativo che si sviluppa a partire dalla perdita di cartilagine. Essa trae origine dall’alterazione del fisiologico equilibrio tra fenomeni cellulari catabolici e metabolici, ovvero quei processi di sintesi e degradazione di sostanze biologiche. Sebbene l’insorgenza riguardi la cartilagine ialina, l’artrosi, evolvendo, interessa tutti i tessuti dell’articolazione.

Talvolta il termine spondiloartrosi viene associato alla “spondilolisi” oppure alla “spondilite anchilosante” o “spondiloartrite”: queste ultime due malattie fanno riferimento a patologie reumatiche di tutt’altra entità e richiedono una visita specialistica (reumatologica). 

Esiste un dibattito in letteratura scientifica circa la denominazione dell’artrosi: infatti, gli anglosassoni, la definiscono “osteoarthritis”, sottolineando la possibile presenza di infiammazione locale. Ad oggi si tende a considerare i due termini come sinonimi e, per superare quest’ostacolo, alcuni esperti hanno redatto dei principi classificativi, basandosi sulla causa dell’artrosi (forma primaria) e sull’associazione con altre malattie (forma secondaria) invece che sulla natura della malattia. 


Spondiloartrosi: sintomi

La spondiloartrosi si caratterizza da dolore articolare continuo o intermittente. I segni degenerativi articolari nella colonna vertebrale non sono sempre correlati a dolore e disabilità poiché tutti i soggetti con età superiore a 50 anni presentano iniziali segni di artrosi vertebrale. È possibile paragonare la vertebra alla pelle: nel viso, invecchiando, compaiono le rughe. Il medesimo meccanismo avviene alle vertebre, in cui il disco si disidrata, si riduce la rima articolare, si formano degli osteofiti.

L’unica differenza è che non abbiamo possibilità di accorgercene. I pazienti con spondiloartrosi hanno, però, mal di schiena: questo avviene poiché il dolore è “un’esperienza emozionale e sensoriale spiacevole associata, o che sembrerebbe essere associata, ad un danno tissutale in atto o potenziale”. Nell’inquadramento del dolore subentrano aspetti emotivi, sociali ed ambientali, non soltanto quelli biologici. La sfida dei fisioterapisti è quella di identificare i fattori correlati al problema di salute del paziente e trovare le strategie di trattamento più idonee. La spondiloartrosi, a volte, si accompagna anche a limitazione funzionale, con riduzione nell’ampiezza di alcuni movimenti. È inoltre possibile percepire scrosci articolari, talvolta è presente versamento intra-articolare e potrebbe essere apprezzabile un grado variabile di infiammazione locale.


Spondiloartrosi Osteofitosica

Il processo degenerativo artrosico a carico delle vertebre viene anche definito “spondilosi”. Esso determina una trasformazione della funzionalità del disco intervertebrale e delle articolazioni zigo-apofisarie. Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea interposta tra due vertebre, mentre le articolazioni zigo-apofisarie sono articolazioni tra due vertebre continue. Se queste strutture perdono la capacità di assorbire e trasmettere in modo efficace le forze compressive assiali, allora può instaurarsi limitazione funzionale. Per sopperire a questo iniziale meccanismo, il rachide si adatta formando degli osteofiti (per questo abbiamo la spondiloartrosi osteofitosica): essi sono piccole escrescenze di tessuto osseo generate da stress meccanico. La sintomatologia dolorosa può associarsi al quadro degenerativo ma, molto spesso, si associa maggiormente alle alterazioni di tipo funzionale.


Spondiloartrosi cervicale

La spondiloartrosi cervicale può determinare un quadro clinico caratterizzato da:

– Limitazioni dei movimenti del capo;

– Peggioramento del dolore con sovraccarico;

– Segni radiografici positivi.

Spesso il dolore cervicale si associa a fattori psico-sociali, quali ansia, rabbia, paura e depressione: si stima infatti che essi siano presenti nel 90-97% dei casi. Questi elementi possono peggiorare la risoluzione del dolore, minare il processo di cura e ridurre la partecipazione alla vita sociale. Oltre a questi fattori di rischio, ne esistono alcuni correlati a postura e movimento.  Infatti, è stato dimostrato che tutti i lavori ripetitivi possono determinare l’instaurarsi di artrosi cervicale. In particolare, studi hanno evidenziato correlazione tra spondiloartrosi cervicale e attività lavorativa quali dentisti, igienisti dentali, e attività quotidiane come ricamo o cucito. Dunque, il mantenimento di determinate posture prolungate può favorire l’insorgenza di processi degenerativiPer tali motivi, è necessario svolgere attività fisica regolare, costante, cambiando spesso posture.


Spondiloartrosi dorsale

I disturbi si spondiloartrosi dorsale sono molto meno frequenti. Si stima che un uomo su dieci ed una donna su cinque soffra di dorsalgia. Esiste poca evidenza in letteratura scientifica circa le cause meccaniche che possano causare dolore associato a spondiloartrosi toracica. Le strutture potenzialmente sintomatologiche sono il disco intervertebrale, le faccette articolari e la muscolatura paraspinale. La protusione discale a livello dorsale è molto rara e di solito è asintomatica. A causa della sua posizione, il rachide toracico necessita di una valutazione approfondita, soprattutto per escludere potenziali malattie severe. 

La raccomandazione che viene posta è quella di affidarsi ad un fisioterapista esperto il quale, attraverso un esame soggettivo ed oggettivo, capirà se il tuo dolore è associato o meno alla spondiloartrosi. Solo così facendo sarà possibile individuare il piano terapeutico adatto, specifico per le proprie esigenze.


Spondiloartrosi lombare

L’avanzare dell’età, sovraccarichi meccanici, traumi, patologie pregresse, possono alterare la corretta funzionalità portando a spondiloartrosi lombare. Avere una spondiloartrosi lombare però non sempre si associa a dolore lombare: questo dipende dal fatto che il dolore è un’esperienza personale, che si correla anche e soprattutto a fenomeni culturali e sociali. I fisioterapisti specializzati in ambito muscoloscheletrico adottano un approccio bio-psico-sociale, valutando non soltanto la sfera prettamente biologica ma anche gli aspetti psicologici e sociali che possono contribuire al persistere della sintomatologia. La lombalgia, da un punto di vista temporale, viene classificata in:

– acuta: dura circa 1 mese

– subacuta: dura da 1 a 3 mesi

– cronica: dura più di 3 mesi

Questa stadiazione è importante per identificare i soggetti maggiormente a rischio di cronicizzazione, in cui il dolore si associa più a depressione, ansia, stress, paura di movimento e catastrofizzazione invece che ad alterazioni della mobilità e della stabilità articolare. In caso di spondiloartrosi lombare, si può assistere ad un dolore ricorrente: le alterazioni strutturali si possono combinare a modifiche funzionali e sensazioni spiacevoli causando episodi multipli con remissioni spontanee. 


Spondiloartrosi: diagnosi

Per diagnosticare la presenza di spondiloartrosi diffusa è necessaria una radiografia (RX). Essa permette di evidenziare la struttura ossea vertebrale e appurare segni come la riduzione della rima articolare, la degenerazione del disco intervertebrale o dell’osso subcondrale, la presenza di osteofiti. Diversi studi hanno dimostrato che queste modifiche strutturali sono presenti nella maggioranza della popolazione senza causare nessun sintomo. Per tali motivi, è più utile svolgere esami strumentali per escludere eventuali patologie severe e valutare clinicamente il paziente che lamenta sintomi specifici. I fisioterapisti specializzati in ambito muscoloscheletrico esaminano la persona con patologie, effettuano una valutazione funzionale del rachide, stilano un programma di trattamento e ne verificano i risultati. 

Oltre alla parte anamnestica in cui il fisioterapista indagherà la storia del paziente ed i fattori concomitanti, ruolo fondamentale della visita fisioterapica è la valutazione funzionale. Verranno valutati il range of motion (range di movimento) del rachide specifico, la stabilità articolare, la forza muscolare e le capacità coordinative. Solo al termine di un’accurata valutazione sarà possibile trarre conclusioni circa le disfunzioni presenti, e solo allora sarà possibile programmare un piano terapeutico specifico. 


Spondiloartrosi: Cause

La spondilodiscoartrosi può insorgere come esito di diverse patologie e, per tale motivo, le cause scatenanti possono essere differenti. È una malattia articolare molto frequente ed una delle principali cause di invalidità nelle persone con più di 65 anni. La sua prevalenza aumenta con l’età: sono colpite circa l’80% delle persone di età superiore ai 75 anni. 

Viene classificata in:

– Spondiloartrosi primaria: la causa è sconosciuta, spesso associata a fattori genetici e/o evolutivi;

– Spondiloartrosi secondaria: deriva da eventi traumatici e/o infiammatori.

La sua evoluzione, di solito, è lenta e progressiva. Esistono diversi fattori di rischio per lo sviluppo di spondiloartrosi, tra i quali:

– Fattori genetici: sesso (le donne sono più colpite degli uomini), malattie ereditarie;

– Fattori costituzionali: età avanzata, sovrappeso, malattie dell’osso (es: osteoporosi);

– Fattori ambientali: attività lavorativa, traumi articolari.


Spondiloartrosi: trattamento fisioterapico

Il trattamento della persona con spondiloartrosi deve essere specifico, unico, indirizzato non soltanto alla riduzione della sintomatologia ma anche, e soprattutto, all’educazione all’attività fisica regolare. È importante indagare la sfera emotivo-sociale del paziente, rassicurare circa la fisiologica degenerazione delle vertebre al fine di diminuire la paura del movimento e la catastrofizzazione. 

Spondiloartrosi cervicale

Esistono diverse linee guida per il trattamento di questa condizione. Nelle fasi acute, viene raccomandato di restare attivi e tenere il collo in movimento e, se presente una sintomatologia moderata, vengono consigliate tecniche di mobilizzazione passiva. Nelle fasi subacute e croniche, sono consigliate misure per i fattori psicosociali e terapie farmacologiche più importanti. L’esercizio fisico assume un ruolo fondamentale poiché, oltre a stimolare uno stile di vita sano, combatte a 360° la sfera emotiva, relazionale e sociale. 

Spondiloartrosi dorsale

Nel caso di artrosi toracica si assiste spesso a riduzione del movimento. Le tecniche di terapia manuale sono utili per il ripristino del range of motion, oltre che per diminuire la percezione di dolore. Gli esercizi specifici del tratto dorsale servono a migliorare la forza e la resistenza muscolare.

Spondiloartrosi lombare

Le persone con mal di schiena da spondiloartrosi lombosacrale presentano un quadro spesso cronico/ricorrente. Queste devono essere incoraggiate a maggiore attività fisica, attraverso un’esposizione graduale, e a continuare le loro abitudini quotidiane. Il trattamento può iniziare con esercizi a basso carico con lo scopo di modulare il dolore, per continuare poi con esercizi più complessi, in carico o con sovraccarico. Utile incorporare al programma riabilitativo esercizi propriocettivi e coordinativi, che ambiscono a migliorare il controllo motorio del rachide. Prima della dimissione non deve mancare il sostegno a continuare il processo rispetto alle proprie abilità fisiche. 


Conclusioni

La spondilodiscoartrosi è una patologia molto comune che spesso non causa nessun sintomo. Qualora presente, il dolore e la limitazione funzionale rappresentano i fattori più invalidanti. È maggiormente presente negli anziani ed assume caratteristiche croniche/ricorrenti. Le strategie di trattamento più efficaci prevedono l’uso di tecniche manuali nella fase acuta per lenire il dolore e l’esercizio terapeutico in fase subacuta e cronica per superare le limitazioni funzionali. Oltre ad essi, è importante analizzare la sfera psico-sociale, sostenendo e supportando il paziente verso la via della propria guarigione. 


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Dott. Ignazio Geraci

Dott. Ignazio Geraci

Sono Ignazio Geraci, laureato in Fisioterapia presso l’Università degli Studi di Palermo nel 2016 con il massimo dei voti.

Dal 2017 mi dedico al trattamento di disordini neuro-muscolo-scheletrici, ho collaborato con diverse strutture ambulatoriali e ad oggi svolgo il mio lavoro presso uno Studio privato-convenzionato e a domicilio a Palermo.

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