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Epicondilite – Gomito del tennista: cause e rimedi

Epicondilite – Gomito del tennista: cause e rimedi

  • 19 January 2021
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L’epicondilite del gomito (o epicondilite laterale del gomito) è una patologia che causa dolore nella parte laterale del gomito, soprattutto durante l’estensione del polso e la presa di oggetti con la mano. Il nome “epicondilite” è da tempo sempre meno usato, in quanto i fenomeni infiammatori presenti in questa patologia sono minimi e probabilmente presenti solo nelle prime fasi: il termine scientifico più utilizzato ultimamente per indicarla è “tendinopatia laterale di gomito” (a indicare semplicemente una patologia dolorosa ai tendini del gomito. Ancora oggi si è soliti usare l’espressione “gomito del tennista”, che rimanda al l’alta prevalenza della problematica tra i praticanti di questo sport.

È una patologia che interessa circa 1-3% della popolazione (anche se in alcune particolari categorie di lavoratori o atleti la prevalenza è più alta), solitamente colpisce l’arto dominante e ha la maggior incidenza tra i 40 e i 60 anni. L’Epicondilite ha anche costi sociali importanti, causando assenteismo da lavoro fino al 30% dei pazienti.


Anatomia del gomito

Per poter capire sintomi e cause dell’epicondilite di gomito dobbiamo accennare brevemente all’anatomia della zona. Il gomito è un’articolazione molto stabile e in stretta relazione con le vicine articolazioni di spalla e polso. Vediamo più nel dettaglio le varie componenti:

Ossa: Il gomito è l’articolazione tra l’estremità inferiore dell’omero e le estremità superiori di radio e ulna. La parte terminale dell’omero è più larga e piatta e presenta due superfici articolari: il capitello omerale, per articolarsi con il radio, e la troclea, per l’articolazione con l’ulna. Ai lati di queste due superfici sono presenti due prominenze ossee: l’epicondilo laterale e l’epicondilo mediale (o epitroclea), sede in inserzione di diversi tendini del gomito. Le estremità superiori di radio e ulna si articolano con l’omero tramite il capitello radiale (o testa del radio) e l’incisura trocleare dell’ulna.

Muscoli: i muscoli che prendono origine dalle strutture del gomito si possono dividere in:

  • Muscoli epicondiloidei: questi muscoli originano dall’epicondilo laterale e occupano la porzione laterale dell’avambraccio. La loro funzione principale è l’estensione del polso e delle dita.
  • Muscoli epitrocleari: originano dall’epitroclea e compiono i movimenti di pronazione (rotazione dell’avambraccio per portare il palmo della mano verso il basso), flessione di polso e flessione delle dita.

Questi due gruppi muscolari lavorano insieme quando dobbiamo prendere un oggetto con la mano: i muscoli epitrocleari sono responsabili della chiusura delle dita attorno all’oggetto, mentre i muscoli laterali epicondiloidei impediscono la flessione del polso, permettendo alla mano di restare dritta.

Oltre a questi, altri muscoli che hanno inserzione a livello del gomito sono il bicipite brachiale, il brachiale anteriore e il tricipite brachiale, che permettono i movimenti di flessione ed estensione del gomito e di supinazione dell’avambraccio.

anatomia gomito del tennista
Anatomia del gomito – È possibile osservare le strutture implicate nel dolore tipico del gomito del tennista.

Epicondilite: sintomi

Il principale e più comune sintomo del gomito del tennista è la presenza di dolore nella regione dell’epicondilo laterale del gomito, in corrispondenza della zona occupata dai tendini dei muscoli epicondiloidei. Inoltre, spesso il dolore si irradia lateralmente lungo l’avambraccio, fino a polso e mano. Il dolore si presenta o peggiora durante i movimenti di estensione di polso/dita e presa di oggetti, nelle attività che, quindi, richiedono l’attivazione dei muscoli laterali del gomito. La palpazione di questi muscoli può essere dolorosa, può esserci una perdita di forza nelle attività in prensione (con difficoltà a tenere stretti in mano oggetti pesanti) e possono essere avvertiti formicolii ad avambraccio e mano. Inoltre, può essere presente del gonfiore, sia lateralmente al gomito che lungo l’avambraccio.

Solitamente i sintomi del gomito del tennista si presentano inizialmente solo durante i movimenti provocativi e in corrispondenza dei tendini del gomito. Successivamente il dolore può coinvolgere altre zone (come avambraccio, polso), presentarsi anche a riposo o di notte o durante altri tipi di movimento di gomito, polso e mano.

Ricapitolando, i principali sintomi dell’epicondilite sono:

  • Dolore laterale a gomito e avambraccio
  • Dolore durante estensione di polso e presa di oggetti
  • Dolore alla palpazione dell’epicondilo e dei muscoli laterali dell’avambraccio
  • Perdita di forza nelle attività in prensione
  • Gonfiore

Se presenti sintomi simili, la cosa migliore che puoi fare è affidarti a un professionista, come un fisioterapista laureato ed esperto di problematiche muscolo-scheletriche, che potrà effettuare una valutazione completa del tuo problema, tramite anamnesi, palpazione, valutazione dei movimenti dolorosi, test resistiti, allungamento muscolare e altri possibili test, così da poter poi strutturare il trattamento per epicondilite migliore per il tuo specifico caso.


Cause gomito del tennista

La causa dell’epicondilite era considerata fino a poco tempo fa un’infiammazione dell’epicondilo, nel punto di inserzione dei tendini a livello del gomito. Tuttavia, gli studi e le analisi hanno dimostrato che i processi infiammatori presenti nella zona sono minimi e presenti solo nella primissima fase, ma il dolore permane anche molto tempo dopo che l’infiammazione si è risolta. È, invece, presente una sorta di processo degenerativo del tendine, dovuto a un sovraccarico muscolare e tendineo: l’epicondilite è, infatti, considerata una patologia da overuse.

Il tendine è una struttura sensibile al carico a cui viene sottoposta: si rinforza aumentando gradualmente il carico che deve sopportare, mentre perde forza e resistenza quando non viene stimolato. Quando, invece, sottoponiamo ripetutamente il tendine del gomito a un carico troppo alto rispetto a quello che può tollerare, questo diventa reattivo e doloroso, la struttura tendinea perde di qualità tissutale e, di conseguenza, di capacità di sopportare il carico, instaurando un circolo vizioso:

            Carico eccessivo/ripetuto – peggioramento della struttura del tendine – minor resistenza al carico

Per questo motivo, le persone più a rischio di sviluppare questa problematica sono quelle che per lavoro devono effettuare movimentazioni di carichi pesanti con le braccia (solitamente >20 kg per almeno 10 volte al giorno) o movimenti, anche leggeri, ma ripetuti per molte ore durante la giornata, come l’utilizzo continuo di un mouse o l’esecuzione di gesti specifici o di precisione (anche in associazione con vibrazioni o movimenti torsionali). Quindi, le attività lavorative più a rischio sono quelle nei campi della carpenteria, sartoria, macelleria, idraulica, imballaggio e altri lavori manuali.

Come già detto, esiste una forte correlazione con lo sport, al punto che “gomito del tennista” è l’espressione con cui più frequentemente ci si riferisce a questa patologia: infatti, il 40-50% dei tennisti ha avuto almeno un episodio di epicondilite nel corso della sua carriera. Inoltre, gli sportivi amatoriali o principianti sono più esposti dei professionisti, per minor allenamento e costanza di allenamento e per minor preparazione al gesto tecnico, che svolgono con minor controllo e coordinazione muscolare.

Bisogna precisare però che non tutte le epicondiliti presentano anche degenerazione dei tessuti del tendine e viceversa: a volte il dolore e la perdita di funzione in seguito all’eccesivo carico sono indipendenti da un’eventuale degenerazione visibile tramite imaging, così come non dobbiamo preoccuparci nel momento in cui si riscontra qualche alterazione dei tessuti senza però che si sviluppi dolore. “Dolore” non è sinonimo di “danno” e modifiche nei tessuti non sono sinonimo di patologia: spesso sono solo normali segni dell’età che non sviluppano dolore. Per questo motivo, in presenza di sintomi la scelta migliore è consultare subito un fisioterapista specializzato, che dopo una attenta valutazione saprà dirti se sono necessarie o no altri tipi di valutazioni. Gli studi scientifici degli ultimi anni sottolineano, inoltre, l’importanza di fattori di rischio psicosociali nello sviluppo dell’epicondilite laterale, come già dimostrato per altre problematiche muscolo-scheletriche: ansia, depressione, scarso supporto sociale e scarso controllo del lavoro sembrano essere associati a un maggior rischio di sviluppo e cronicizzazione della patologia e per tale motivo devono essere indagati e considerati qualora presenti.


Epicondilite: rimedi del gomito del tennista

Effettuare la giusta terapia del gomito del tennista è fondamentale, in quanto l’epicondilite non è un problema che si risolve da solo, ma tende a cronicizzare e peggiorare con il tempo: i sintomi tendono a peggiorare, il dolore coinvolge aree più ampie, si riducono ulteriormente forza e funzionalità, si possono sviluppare disturbi vicini a spalla e collo e possono peggiorare le condizioni psicosociali a causa di preoccupazione e problemi sul lavoro.

Ma qual è il migliore trattamento per l’epicondilite? Il trattamento deve sempre partire dal sintomo del paziente e costruirsi su ciò che il professionista rileva durante la valutazione. Come detto prima, i tendini sono strutture sensibili al carico e il gomito del tennista insorge quando chiediamo alle nostre strutture di reggere un carico eccessivo. Per questo sarà importante ridurre inizialmente i carichi dove necessario, per poi aumentare in modo progressivo fino al completo recupero dei movimenti dolorosi. Il trattamento del gomito del tennista deve basarsi su tre aspetti:

  1. Educazione: è importante conoscere le caratteristiche della patologia, capire l’importanza di riposo ed esercizio, saper gestire nel modo corretto il carico e gli sforzi durante le nostre attività quotidiane, nonché i tempi della patologia e il dolore. Un fisioterapista ti può aiutare a valutare e gestire le tue attività al meglio in base al tuo problema!
  2. Riduzione del dolore: è importante cercare di ridurre il dolore e aumentare la funzionalità nei pazienti con epicondilite, nell’ottica di poter così affrontare meglio il programma di esercizio progressivo e l’aumento graduale del carico. Per la riduzione del dolore vengono proposte tantissime terapie diverse: proviamo a vedere cosa dice la letteratura sull’efficacia di alcune di esse:
  3. Infiltrazioni: riducono il dolore e aumentano la funzionalità nel breve termine, ma a lungo termine non sembrano avere effetto e possono causare un aumento di dolore.
  4. Terapie fisiche: il laser a bassa intensità ha un effetto di riduzione del dolore solo nel breve termine. Onde d’urto e ultrasuoni non si sono rivelate terapie efficaci.
  5. Terapia manuale: mobilizzazioni articolari del gomito e trattamento dei trigger points della muscolatura dell’avambraccio sembrano dare beneficio a breve termine, migliorando dolore e funzione. Anche il trattamento manuale di distretti vicini (spalla e collo, che come abbiamo visto spesso hanno problematiche associate) può portare a miglioramenti della sintomatologia a breve termine.
  6. Stretching: un programma di stretching porta a riduzione del dolore e aumento della funzionalità anche nelle epicondiliti croniche.
  7. Aumento del carico: l’esercizio progressivo deve essere un aspetto centrale del trattamento dell’epicondilite ed è molto efficace nella riduzione del dolore e nel miglioramento della funzionalità. Il riposo assoluto non fa che ridurre ancora di più la capacità di sopportazione delle strutture, peggiorando ulteriormente la patologia: è importate aumentare progressivamente il carico tramite un programma di esercizi progressivo, fino al completo recupero di tutti i movimenti dolorosi. Non esiste l’esercizio perfetto per tutti i pazienti, ogni programma di esercizi deve essere costruito dal fisioterapista sulla base delle caratteristiche del tuo problema.

Tutore per epicondilite gomito: consigliato?

L’utilizzo di tutori e ortesi per la cura dell’epicondilite può rivelarsi una strategia utile per la riduzione del dolore e l’aumento della forza nella presa a breve termine, soprattutto nei pazienti più complicati, per esempio con dolore da più tempo, con difficile gestione lavorativa, sportiva o sociale o con dolore notturno. Inoltre, la grande varietà di tutori a disposizione rende difficile studiare quali modelli possano essere più efficaci: il parametro da considerare e valutare maggiormente è la soddisfazione del paziente.

Tuttavia, il tutore non può essere una terapia esclusiva e deve essere inserito in un trattamento completo, fatto di educazione al carico, strategie di riduzione del dolore ed esercizio progressivo.

Il tutore non può essere una terapia esclusiva ma deve essere integrato in un trattamento completo. È spesso necessario affidarsi ad un fisioterapista specializzato.

Chirurgia epicondilite: si, no… perché?

La chirurgia nell’epicondilite è molto diffusa, ma deve essere presa in considerazione solo al fallimento della terapia conservativa, quando riabilitazione e fisioterapia non hanno portato a miglioramenti in 6-12 mesi. L’intervento solitamente consiste nella rimozione del segmento degenerato del tendine e nella reinserzione della parte sana nell’osso. In seguito all’intervento diventa fondamentale continuare la riabilitazione: dopo un periodo di riposo per permettere la guarigione e l’ancoraggio di tessuti e osso, deve essere effettuato un progressivo recupero di mobilità, forza e gesti specifici, fino al ritorno all’attività sportiva. Come ogni intervento chirurgico presenta rischi, per quanto rari, come infezione, danneggiamento di vasi sanguigni e nervi e rigidità.

Alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia della chirurgia nel miglioramento di dolore e funzione nel breve e medio periodo: tuttavia, a lungo termine non sembra avere effetti migliori rispetto al trattamento conservativo.


Conclusione

Per concludere, in questo articolo abbiamo analizzato quali possono essere sintomi, cause e trattamento dell’epicondilite laterale di gomito, evidenziando come il processo di cura del gomito del tennista sia complicato e debba sempre prevedere: educazione alla gestione del dolore e del carico, terapie per la riduzione del dolore e progressivo aumento della capacità di resistenza al carico con un programma di esercizi.

Se soffri di questa problematica o hai sintomi simili a quelli qui descritti, la scelta migliore è affidarsi a un fisioterapista laureato e specializzato in problematiche muscoloscheletriche, che saprà valutare il tuo problema in tutte le sue componenti e guidarti nel trattamento migliore per te seguendo le evidenze scientifiche a disposizione.


Fonti


Dott. Daniele Sacchi

Dott. Daniele Sacchi

Fisioterapista OMPT, ho frequentato l’Università degli studi di Milano e il Master in riabilitazione muscolo-scheletrica presso l’Università di Genova, campus di Savona.
Faccio parte della Società InLAB Riabilitazione ed effettuo trattamenti fisioterapici e di idrokinesiterapia nei comuni di Cesano Maderno, Seregno, Giussano e limitrofi.
Disponibile per trattamenti in studio, piscina, palestra e a domicilio.

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