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Infiltrazioni cortisone: quando si e quando no?

Infiltrazioni cortisone: quando si e quando no?

  • 2 March 2021
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Spesso si sente parlare di infiltrazioni di cortisone per agire sul dolore in diverse problematiche muscolo-scheletriche e in situazioni patologiche di vario tipo. Sono comuni le iniezioni di corticosteroidi nelle zone della spalla, del ginocchio, dell’anca e, in generale, in sede articolare. Come si effettuano le infiltrazioni? Innanzitutto, il medico disinfetta il sito di iniezione; di solito, viene applicato un anestetico in forma di spray o di gel per desensibilizzare l’area dove l’ago verrà inserito. In alcuni casi, si possono utilizzare una guida ultrasonografica od una fluoroscopia per monitorare l’accesso dell’ago ed essere, quindi, più precisi nel suo posizionamento. Il contenuto della medicazione viene rilasciato nel sito di iniezione. Le punture, usualmente, includono una soluzione corticosteroidea per ridurre l’infiammazione, associata ad anestetico (lidocaina o bipuvacaina) che possa determinare una riduzione immediata del dolore. A seguito dell’infiltrazione il medico può consigliare alcuni accorgimenti; in primo luogo, si suggerisce la protezione dell’area di iniezione per 1 / 2 giorni.

Posteriormente all’iniezione, il professionista può raccomandare alcune misure precauzionali, con particolare enfasi sulla protezione dell’area trattata per uno o due giorni.

Dopo l’applicazione di cortisone nella spalla, come nel caso di borsite, o nell’anca, si consiglia di evitare sforzi eccessivi. Per le iniezioni al ginocchio, a causa di artrosi, è opportuno limitare il tempo in piedi nei giorni successivi all’intervento. L’applicazione di ghiaccio può essere utile per mitigare il dolore post-procedura; è essenziale anche osservare segni di potenziale infezione, quali un incremento del dolore, arrossamento o gonfiore che persista oltre le 48 ore.


Che cos’è il cortisone?

Che cosa rappresenta esattamente il cortisone? Questo farmaco agisce come una forma inattiva dell’ormone cortisolo, che viene prodotto naturalmente dal corpo. La sua attivazione avviene attraverso l’intervento dell’enzima 11-beta-steroide-deidrogenasi. Il cortisolo, noto anche come idrocortisone, ha l’effetto di elevare sia la pressione sanguigna che i livelli di zucchero nel sangue e sopprime le funzioni del sistema immunitario. Queste caratteristiche rendono il cortisone un trattamento efficace per le allergie e le infiammazioni. Originariamente, il cortisone e altri steroidi simili venivano estratti dalle secrezioni della corteccia surrenale. Tuttavia, l’acido desossicolico, un componente della bile, è una fonte più abbondante per ottenere cortisone.

Nel 1948, la scoperta di Kendall e Hench sulla sua efficacia nel trattamento dell’artrite reumatoide segnò un passo importante. Tra il 1949 e il 1965, i progressi nella produzione del cortisone hanno significativamente ridotto il costo del farmaco. Col passare degli anni, l’applicazione del cortisone si è ampliata, includendo il trattamento di varie condizioni come allergie, asma bronchiale, fibromialgia, sclerosi multipla e alcune patologie del sistema muscolo-scheletrico.


Infiltrazioni Cortisone: Spalla

Le iniezioni di cortisone nell’area della spalla per problemi muscolo-scheletrici sono piuttosto frequenti. Queste sono impiegate per affrontare una varietà di disturbi, inclusi impingement (riduzione dello spazio tra la testa dell’omero e l’acromion causando compressione e infiammazione), lesioni parziali, borsite subacromiale, capsulite adesiva (infiammazione della capsula articolare che porta a dolore e limitazione dei movimenti) e artrosi delle articolazioni gleno-omerali o acromion-clavicolari. È importante sottolineare che, a prescindere dalla natura del disturbo, le iniezioni di cortisone non rappresentano una soluzione definitiva, ma servono piuttosto a minimizzare l’infiammazione e di conseguenza il dolore. L’approccio iniziale al trattamento di tali condizioni di solito comprende un programma riabilitativo adeguato, che può includere la somministrazione di analgesici se necessario. L’uso di iniezioni di cortisone viene preso in considerazione come un’opzione secondaria, specialmente in casi di dolore severo che impedisce un normale percorso terapeutico. Pertanto, l’impiego delle infiltrazioni di cortisone è giustificato principalmente come supporto alla fisioterapia, contribuendo a controllare il dolore e migliorando l’adattamento del paziente a un programma riabilitativo personalizzato, stilato dal medico in base alla specifica situazione clinica.


Infiltrazioni Cortisone: ginocchio

Le iniezioni di cortisone nel ginocchio sono altrettanto frequenti e vengono considerate per condizioni quali l’artrosi del ginocchio, dolori meniscali e condropatie dovute a sovraccarichi articolari causati da attività lavorative o sportive. La logica dietro l’uso di queste iniezioni segue lo stesso principio delle iniezioni nella zona della spalla; cioè, il piano di trattamento iniziale si orienta prevalentemente verso la fisioterapia, che può essere integrata con l’uso di analgesici a seconda della necessità. La decisione di utilizzare iniezioni di cortisone si basa sulla valutazione individuale del paziente e sul tipo di disturbo specifico, considerando l’uso delle iniezioni principalmente come un metodo per alleviare il dolore attraverso la diminuzione dell’infiammazione, facilitando così un efficace percorso di riabilitazione.


Infiltrazione di cortisone: quanto dura?

Determinare esattamente quanto tempo duri il beneficio di un’iniezione di cortisone è complesso. Generalmente, il sollievo dal dolore si protrae per un periodo che varia da alcune settimane a diversi mesi. In media, si può considerare un intervallo di circa 6-8 settimane, ma è importante tener presente che questa durata varia notevolmente a seconda del caso specifico e del contesto clinico. Alcuni pazienti sperimentano una diminuzione del dolore per un periodo esteso fino a 5-6 mesi. D’altra parte, ci sono individui che non traggono alcun beneficio o che beneficiano solo marginalmente dall’iniezione; ciò può essere attribuito alla severità dell’infiammazione, alla tecnica di iniezione, o alla familiarità del paziente con l’uso del cortisone (l’efficacia può diminuire con l’uso ripetuto).

Per quanto riguarda la frequenza delle iniezioni di cortisone, se un’iniezione iniziale non produce l’effetto desiderato, non è generalmente consigliabile ripetere il trattamento più volte. Nonostante manchi una conferma scientifica, si ritiene comunemente che se tre iniezioni, somministrate a intervalli di 4-6 settimane, non portano al miglioramento sperato, la probabilità di successo con ulteriori iniezioni è ancor più bassa.


Infiltrazioni Cortisone: effetti collaterali

Nonostante la sua efficienza, l’impiego del cortisone non è sempre la prima scelta nel trattamento del dolore a causa dei suoi numerosi e vari effetti collaterali. Principalmente, l’uso ripetuto del cortisone può portare alla cristallizzazione delle sostanze corticosteroidee nel corpo, causando un aumento del dolore e del gonfiore, superiore a quello pre-esistente all’iniezione. Altri effetti secondari, di solito di breve durata e risolvibili spontaneamente, includono disturbi del sonno, variazioni dell’umore, discromie cutanee, arrossamenti diffusi, emicrania con vertigini, nausea, dolori addominali, edema, iperidrosi e l’atrofia delle cellule adipose nel sito di iniezione, che può portare alla formazione di piccole depressioni cutanee. Esistono però effetti collaterali più gravi:

  • Disturbi della vista.
  • Aumento rapido del peso corporeo.
  • Incremento della frequenza respiratoria e cardiaca, con possibile edema di braccia e gambe.
  • Ipotassiemia, polidipsia, poliuria e astenia muscolare.
  • Iperacidità gastrica, potenzialmente causa di ulcere peptiche.
  • Osteoporosi, particolarmente rischiosa per le donne in post-menopausa.
  • Rialzo glicemico; i diabetici devono quindi avvisare il medico prima dell’iniezione e monitorare attentamente la glicemia successivamente.

L’infiltrazione di cortisone può anche indebolire i tendini, aumentando il rischio di lesioni. Per precauzione, si evita di iniettare vicino ai tendini. Altri rischi includono l’assottigliamento della cartilagine articolare e, seppur raramente, infezioni, con rischio maggiore in pazienti immunodepressi.

Reazioni allergiche all’anestetico locale possono verificarsi in alcuni pazienti.

In sintesi, la decisione di utilizzare il cortisone deve essere ponderata attentamente, considerando le necessità specifiche e le comorbilità del paziente.


Infiltrazioni cortisone: servono davvero?

L’uso continuato di iniezioni di cortisone non ha mostrato vantaggi significativi a lungo termine. Un’indagine condotta nel 2017 su pazienti con dolori reumatici al ginocchio ha confrontato un gruppo trattato con iniezioni di cortisone con un altro trattato con iniezioni di soluzione salina come placebo. Le iniezioni in entrambi i gruppi sono state somministrate a intervalli di 12 settimane per un periodo di due anni. Alla fine di questo periodo, non si sono osservate differenze significative nella gestione del dolore tra i due gruppi. Inoltre, è stato osservato che nei pazienti trattati con cortisone c’era una tendenza maggiore alla riduzione del tessuto cartilagineo.

Ricerche più recenti hanno indicato che la fisioterapia, nel trattamento dell’artrosi al ginocchio, può essere più efficace nel ridurre il dolore e la disabilità rispetto alle iniezioni di glucocorticoidi, sottolineando l’importanza di rivolgersi a un fisioterapista. Nello studio dell’efficacia del cortisone nella capsulite adesiva, si è notato che le differenze nella riduzione del dolore erano evidenti solo nel breve termine rispetto a un gruppo placebo. Analogamente, non esistono prove convincenti che supportino la necessità delle iniezioni di corticosteroidi nel trattamento dell’impingement subacromiale.

Pertanto, affermare che le iniezioni di cortisone siano inutili sarebbe un giudizio troppo generalizzato e esagerato. In certe circostanze, la loro combinazione con un programma riabilitativo può risultare efficace. Tuttavia, è importante considerare che non sono una soluzione essenziale o unica per il controllo del dolore. La loro utilità risiede nell’essere integrate con altri metodi terapeutici. La decisione di ricorrere al cortisone dovrebbe essere valutata accuratamente in base alle specifiche circostanze del paziente.

Conclusioni

In sintesi, è opportuno vedere le iniezioni di cortisone come un supporto secondario nel quadro di un trattamento conservativo. È fondamentale riconoscere che la risoluzione del problema non deriva direttamente dall’iniezione di cortisone, ma piuttosto, il suo contributo si focalizza sulla diminuzione dell’infiammazione, facilitando l’adesione a un regime riabilitativo che include esercizi fisici e attività terapeutiche attive.

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